Oro nero

Se vuoi arrivare primo, corri da solo;

se vuoi arrivare lontano, cammina insieme

Proverbio africano – Kenya

 

E’ ormai emergenza immigrati. Siamo bombardati quotidianamente dalle notizie dei Tg seguite da immagini drammatiche che ci mostrano barconi di disperati accalcati come sardine che approdano sulle nostre coste, ogni giorno sempre di più. Un flusso continuo, ininterrotto di Africani percepito sempre più come una minaccia da chi pensa di subire una vera e propria invasione.

Le notizie rimbalzano sui social networks dove chiunque, pensando di essere protetto da anonimato, si sfoga tirando fuori il peggio di sé insultando pesantemente chiunque la pensasse diversamente. C’è chi si erge a giudice pur non avendo mai conosciuto o parlato con un africano. Si innesca un odio nei confronti dei “diversi” alimentato dalla quantità di video che mostrano scempi di delinquenza dilagante e ci si influenza a vicenda. C’è chi assorbe tutto ciò che viene detto, a torto o a ragione, senza pensare. Sento sedicenti cattolici che si inginocchiano davanti ad un Dio che predica carità e poi vuole ammazzare chiunque gli capiti davanti. Ascolto gente che si professa religiosa ma l’immigrato non lo vuole perchè “c’è un limite a tutto“. Vedo gente che posta su Facebook immagini che riguardano “la doverosa difesa della nostra cultura e del nostro paese”, politici che parlano di immigrati come di persone da accogliere quando all’interno dei loro stessi partiti ci sono vere e proprie cosche che gestiscono questo traffico che frutta più della droga.

Anche io ho pensato che c’è un limite a tutto e che non possiamo continuare ad accogliere tutta questa massa di gente perché il nostro territorio è ormai saturo e nessun altro paese li vuole. Ora i paesi limitrofi hanno anche chiuso le frontiere lasciando all’Italia tutto il peso del problema.

Questi pensieri continuavano ad affollare la mia mente anche una domenica mattina mentre ero sul terrazzino di casa mia, intenta a curare i fiori, approfittando della bella giornata, quando, guardando per strada, il mio sguardo si è posato su un uomo di colore che arrivava chi sa da dove, vestito dignitosamente, con uno zaino in spalla ed una valigia. Tutto il suo bagaglio, forse tutto ciò che gli rimaneva di una vita. Era smarrito, un biglietto in mano in cui forse c’era l’indirizzo di un alloggio, lo sguardo triste. Per un attimo i nostri sguardi si sono incrociati poi lui ha incontrato una persona che gentilmente gli ha fornito le indicazioni che cercava.

E’ bastato incontrare lo sguardo di quella persona per farmi capire che ci troviamo di fronte ad una situazione chiara: c’è una massa enorme di persone povere, disperate che scappa dalla guerra e dalla povertà e da quei regimi che riducono i popoli alla fame e che chiedono aiuto. Certo tra loro ci sarà anche qualche delinquente, ma non ce ne sono forse anche tra noi?

Ho immaginato il suo lungo viaggio affrontato per arrivare fin qui: l’attraversamento del deserto, l’arrivo sulle coste libiche, la traversata, il barcone, la paura di non farcela, il salvataggio in extremis, l’arrivo sulle coste italiane. Se mi fossi trovata io al suo posto cosa avrei fatto? Cosa mi sarei aspettata dagli altri? Come mi sarei sentita se mi avessero respinta? Al suo posto avrei sperato di incontrate gente disposta ad aiutarmi nella ricerca di una vita più ricca di umanità. E basta incontrare lo sguardo della gente per renderci conto che si tratta di persone e non di “masse” informi.

Ciò che occhio ha visto cuore non dimentica

(Congo)

 

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