Il sonno della ragione genera mostri

Sta facendo il giro del mondo una notizia che si è diffusa a macchia d’olio ed ha assunto proporzioni gigantesche partendo dai social network.

I fatti risalgono a domenica scorsa quando i tifosi della Lazio, in occasione della partita tra Lazio e Cagliari all’Olimpico, hanno invaso la Curva Sud con adesivi con l’immagine di Anna Frank vestita con la maglia della Roma con l’intento di offendere gli odiati giallorossi. Già perché, nelle menti piccine di questi pseudo esseri umani, accostare qualcuno alla vittima-simbolo dell’Olocausto rappresenta un insulto efferato. Ovviamente questo gesto ha provocato indignazione da parte dell’opinione pubblica mondiale ma è tutto una questione di punti di vista: io, da tifosa della Roma, mi sento orgogliosa di avere una “tifosa” speciale come lei e me ne farei un vanto. Non mi sento offesa da questo accostamento perché conosco la storia di questa ragazzina non ancora adolescente che ha dato a tutti una lezione di vita.

Il problema grave del gesto, definito dagli stessi autori semplicemente “una goliardata” risiede nell’ignoranza abissale di chi l’ha commesso. Ignoranza che crea pregiudizio che sfocia nell’odio di chi è diverso, spesso con risvolti violenti.

Non avere idea di chi c’è dietro quel nome, quella storia porta a questo perché se solo avessero letto qualche pagina di quel diario, forse, avrebbero agito diversamente. Avrebbero compreso la bellezza di questo quaderno, unico regalo ricevuto per il suo compleanno dal padre nel nascondiglio della casa in cui si era rifugiata con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni naziste e che è diventato il suo inseparabile compagno di tanta solitudine e sofferenza e a cui erano rivolti i suoi pensieri di ragazzina ancora acerba ma di una maturità sorprendente.

La giusta punizione per gli autori di questo gesto sarebbe rinchiuderli in una cella con l’obbligo, per ottenere la libertà, di leggere il libro in questione, con tanto di biografia di Anna Frank e di farne un riassunto scritto, e qui l’impresa diventa ardua! Ma poi, una volta riscattati, li premierei con un viaggio, in treno, alla volta di Amsterdam per vedere la “casa nascosta” di Anna per poi proseguire alla volta di Auschwitz e Bergen-Belsen. Forse, da questa esperienza potrebbe nascere qualcosa di buono, se si riesce a toccare il cuore di certi esseri umani, e Anna Frank sperava in una vita migliore, aveva la certezza che tutto sarebbe cambiato, sperava che un giorno le cose sarebbero tornate normali tanto era pervasa da un profondo ottimismo

“A dispetto di tutto quanto credo ancora che la gente abbia davvero un buon cuore”

A questa frase si sarebbero dovuti sentire dei vermi … ma questa è una prerogativa di un cuore ce l’ha. Ma Anna Frank pensava, nonostante tutto, che la vita valeva la pena di essere vissuta e continuava ad avere degli ideali, dei sogni da raggiungere.

“È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare”

“Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità”

I suoi sogni dovevano, invece, infrangersi i primi mesi del 1945. A sedici anni non ancora compiuti, Anna Frank muore nel campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen, nella Bassa Sassonia.

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