“Leggere” di Steve McCurry

Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita.

Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia

Luis Sepulveda.

 

“Leggere”, è la prima mostra tematica del grande fotografo Steve McCurry, allestita a Roma presso il nuovo spazio espositivo del WeGil, storico palazzo di Trastevere appena ristrutturato grazie a fondi regionali.

Allestimento della mostra

Steve McCurry nasce nei sobborghi di Philadelphia nel 1950. Dopo aver studiato cinema e fotografia, va in India come fotografo freelance. È qui che, grazie alla magia del luogo, ha imparato che

Se sai aspettare, le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto“.

La svolta professionale, che lo consacra alla storia come fotografo, ha luogo con il primo viaggio in Pakistan dove incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Indossando i vestiti tradizionali e facendosi crescere una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i Mujahidin, così da mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente delle immagini ad ogni titolo di giornale. Da allora McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti.

La mostra, curata da Biba Giacchetti, attraverso una selezione di 40 scatti, raccolti negli anni in ogni angolo del mondo, è un omaggio alla lettura che ci consente di esplorare il rapporto intimo tra l’uomo e la parola scritta.

La lettura, quindi, come atto universale che può essere fatta da chiunque e in ogni angolo della terra, anche quelli più impensabili, che ha il potere di condurre ogni individuo in una dimensione lontana dalla realtà che lo circonda, che ha il potere di far abbandonare la realtà presente, anche quella più drammatica se pensiamo ai paesi in guerra, per essere totalmente assorbiti da altro.

I protagonisti sono, dunque, lettori comuni colti nel loro momento più intimo, assorti nella lettura di un testo qualsiasi: libri, riviste, giornali.

La curatrice della mostra Biba Giacchetti dice:

“McCurry ci invita ad osservare, quasi silenziosamente, quanto accade in questo universo traslato, in cui le persone abbandonano il loro presente, anche drammatico, per essere totalmente assorbite da altro. (…) le immagini di McCurry sorprendono per i contesti anomali, talvolta di guerra o di disastri ambientali; troviamo scuole a cielo aperto in paesi bombardati e altri luoghi improbabili, talvolta rumorosi, talvolta silenziosi, dove ci sono persone che leggono, seppur contornati da animali o macchine; leggono rilassati su marciapiedi, leggono persi nel loro altrove, da Cuba all’Italia, dall’India agli Stati Uniti, dall’Afghanistan all’Africa (…).

A valorizzare ulteriormente la galleria fotografica di McCurry concorre senz’altro un allestimento ben strutturato, curato da Peter Bottazzi, con un interessante accostamento tra le immagini e le parole, scelte da Roberto Cotroneo, tratte da citazioni sul piacere della lettura prese dagli scrittori di tutti i tempi.

Roberto Cotroneo di McCurry scrive:

Pochi tra i grandi fotografi del mondo hanno la capacità di esserci senza spezzare il corso naturale delle cose”.

E, riguardo al tema della mostra, afferma:

“Leggere è un atto privato, un rapporto a due. Esclude tutto il resto. E per certi versi cancella il mondo attorno perché un libro porta lontano. Scattare fotografie a persone che leggono significa provare a capire davvero pensieri e passioni, sorpresa ed emozione. Nessuno come Steve McCurry è stato così bravo. Proprio per quel suo modo gentile, rispettoso e autentico di essere fotografo”.

Le fotografie sono accompagnate da citazioni di brani letterari che guidano il visitatore in un percorso di riflessione assai suggestivo.

Impossibile non ricordarne alcune.

“La prima cosa che la lettura insegna è stare da soli” (Jonathan Franzen).

“Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita e questo comporta notevoli rischi” (Michel Houellebecq).

Citazioni, alcune davvero universali, come quella di Marguerite Duras che dice: 

“Leggere, leggere un libro … per me è questa l’esplorazione dell’universo”.

Ed altre ancora, sparse nella mostra in un percorso parallelo

Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio.

Fanno compagnia senza essere invadenti.

Danno moltissimo, senza chiedere nulla.

Tiziano Terzani

 

 Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.

Marcel Proust

Fitzgerald diceva che

la parte più bella di tutta la letteratura è scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo. Tu appartieni.

In queste parole si coglie il messaggio che la mostra intende comunicare: leggere è un’esperienza universale, che può essere fatta in ogni angolo di questa terra, che cancella la solitudine e ci rende parte di qualcosa di più grande, ci connette con i pensieri e le emozioni di un’intera umanità, oltrepassa lo spazio e il tempo.

LEGGERE
Steve Mc Curry
nel nuovo spazio culturale WEGIL
il Palazzo della Cultura promosso da Regione Lazio

Largo Ascianghi 5, Roma

8 dicembre 2017 – 28 gennaio 2018

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