Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

Mattia Pascal è un giovane dall’aspetto non particolarmente avvenente: è minuto, ha naso e mento piccoli, ed è costretto a portare un paio di occhiali tondi per curare lo strabismo di uno dei suoi occhi ma aveva alcune certezze tra cui quella della sua identità.

“Una delle poche cose, anzi la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal

Dopo un’infanzia ed una giovinezza spensierata priva di problemi economici si ritrova, alla morte del padre, a dover affrontare i problemi della vita a causa della cattiva amministrazione del patrimonio di famiglia da parte di Batta Malagna a cui la madre ne aveva affidato la gestione. Così, per vivere, Mattia, che nel frattempo si è sposato, è costretto a cercarsi per la prima volta in vita sua un lavoro ed ottiene il posto di bibliotecario, lavoro alquanto inutile in un paese di analfabeti senza il minimo interesse per la cultura.

Il lavoro troppo noioso, limitato alla caccia ai topi ed alla lettura per ingannare il tempo, l’ambiente familiare non idilliaco e la morte quasi contemporanea dei due figli e della adorata madre mandano in crisi Mattia che decide, all’insaputa di tutti, di partire da solo per Montecarlo, attirato dal gioco d’azzardo. Ma la fortuna, incredibile ma vero, stavolta è dalla sua parte ed in una decina di giorni, riesce a moltiplicare la misera cifra iniziale fino a mettere da parte una vera fortuna che può essergli d’aiuto a porre fine a molti dei suoi problemi.

Ma il destino gli riserva un’altra sorpresa: Mentre pensa a come utilizzare al meglio i soldi vinti al casinò, cercando magari di pagare qualche debito e riscattando così qualcuna delle vecchie proprietà perdute, legge distrattamente su un giornale una notizia sconvolgente: lui, Mattia Pascal, si sarebbe suicidato a causa di dissesti finanziari vicino al molino alla Stia, una sua vecchia proprietà e la moglie e la suocera avrebbero persino riconosciuto il cadavere.

La lettura di quella incredibile notizia gli fa balenare nella fantasia l’idea di una nuova vita fatta di libertà e la possibilità di rompere ogni legame con il passato; in fondo è ufficialmente creduto morto e solo lui sa che non è vero. Si prospetta l’occasione di abbandonare una vita insoddisfacente e di iniziarne una nuova, perfetta.

Da adesso in poi inizia a viaggiare in piena libertà ma in completa solitudine e scopre quanto sia insignificante una vita senza legami, senza responsabilità ed affetti

“dopo essermi aggirato due anni, come un’ombra, in quella illusione di vita oltre la morte …”

decide di fermarsi in un posto dove poter stabilire una dimora.

Scelsi allora Roma, prima di tutto perché mi piacque sopra ogni altra città, e poi perché mi parve più adatta a ospitar con indifferenza, fra tanti forestieri, un forestiere come me

Decide anche di cambiare identità. Mattia Pascal è morto e quindi bisogna cambiare anche nome e ora la sua nuova identità è Adriano Meis. Ma non basta, insieme al nome, occorre anche cambiare aspetto fisico: quindi via la fede e la folta barba appartenuta a Mattia, occorre farsi crescere molto i capelli ed usare occhiali colorati, necessari per nascondere l’occhio strabico, caratteristica avuta fin dalla nascita. Arriva anche ad affrontare un intervento chirurgico per modificare questa imperfezione fisica per tagliare tutti i ponti con il passato.

Ma è condannato a vivere da forestiero perché non potrà mai confidarsi con nessuno.

“ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo”

Stanco di questa vita Adriano si accorge che la sua libertà è solo il frutto di un errore, che l’ha reso un uomo sconosciuto a tutti e dalla legge, inventato, misterioso, impossibilitato a qualsiasi operazione dove sia necessario dare le proprie generalità, praticamente un uomo privo di identità.

“Folle! Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici?”

Tutto questo lo spinge a desiderare di ritornare ad essere Mattia e decide di far morire Adriano Meis lasciando un biglietto insieme ad alcuni indumenti, come prova del suicidio, in prossimità di un ponte sul Tevere.

Dalle ceneri di Adriano rinasce Mattia, pronto a tornare alla sua vecchia vita. Ogni aspetto estetico di Adriano scompare e ora con i capelli corti e la barba lunga rinasce il vecchio Mattia ma stavolta con l’occhio di Adriano, segno inconfutabile della sua seconda vita.

Decide di tornare al suo paese e di andare a trovare per primo il fratello Roberto. Naturalmente quest’ultimo rimane stupito dalla vista del fratello creduto morto da due anni, ma in poco tempo si calma e può riabbracciare Mattia. Ma ormai è troppo tardi per poter riprendere il suo posto nella sua vita precedente.

Dal fratello viene a sapere che la moglie si è risposata col vecchio e ricco amico Pomino e che se tornerà a Miragno tale matrimonio sarà annullato secondo la legge. Così lei tornerà, con o senza il suo consenso, sua moglie. Ma il ritorno a casa è obbligatorio e così Mattia torna a Miragno, affrontando il proprio destino. Nessuno sembra riconoscerlo e quando entra in casa di Pomino succede un gran caos. Ma davanti ad una famiglia felice, Mattia sa che non potrà cambiare le vite dei protagonisti una seconda volta. Ormai è inutile fare valere i suoi diritti sul matrimonio: meglio vivere nel paese in disparte, lasciando le cose al loro equilibrio attuale e stabile.

Così facendo Mattia ha sicuramente fatto la scelta giusta, abbandonando tutto ciò che non è più suo, perché è stato del fu Mattia Pascal.

E’ certamente un romanzo che lascia il segno, opera fondamentale della letteratura del ‘900 in cui si trova tutta l’essenza del pensiero di Pirandello: il contrasto tra ciò che è e ciò che appare, tra la realtà e l’illusione. Sicuramente un libro da leggere e, perché no, da rileggere.

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