11 settembre 2001

All’inizio c’era un cielo azzurro e una bella giornata. E c’erano due bestie alate di metallo, non diverse da tutte le altre che volano … tranne che quel giorno erano guidate da uomini folli, armati di propositi terribili. E poi le bestie di metallo scatenarono mostri di fuoco che divorarono tutto.

“American Window” – Alissa Torres

Era una giornata qualsiasi, uguale alle altre che si susseguono le une alle altre.

Avevo finito la mia giornata di lavoro, non ero di “lunga” e quindi ero uscita dall’ufficio alle 15,00 e, come sempre, mi ero precipitata a casa dai bambini per dar modo alla baby sitter di andare via.

Appena entrata a casa, alle 15,30, Gaetano (7 anni) e Andrea (5 anni) erano intenti a vedere il loro programma preferito, “La Melevisione”, che stava trasmettendo in quel momento un cartone animato quando, improvvisamente, il cartone fu interrotto dalla sigla di un’edizione straordinaria del telegiornale.

La nostra attenzione si concentrò sullo schermo desiderosi di capire cosa stesse succedendo di tanto grave da interrompere le trasmissioni.

La giornalista esordì dicendo che c’era stato un gravissimo incidente a New York circa mezz’ora prima. Un aereo di linea si era andato a schiantare contro una delle due torri gemelle che si trovano a Manhattan. E partì subito il collegamento in diretta con il luogo dell’incidente. Sullo schermo si vedeva la parte alta del grattacielo in fiamme e sotto uno spiegamento di forze dell’ordine, pompieri, che si davano da fare per cercare di portare i primi soccorsi ai feriti.

Lo sconcerto per la singolarità dell’incidente era generale. E, mentre i giornalisti si affannavano per cercare di trovare una spiegazione dell’accaduto ecco che, sempre in diretta, mentre tutto il mondo stava vedendo le immagini della catastrofe, un altro aereo si va a sfracellare sulla seconda torre gemella con un’esplosione e una fiammata senza eguali. Seguono scene di panico tra la gente accorsa sul luogo dell’incidente che, a questo secondo disastro inaspettato, incomincia a correre in tutte le direzioni all’impazzata, gridando terrorizzata.

Rimango senza fiato alla vista delle immagini che si susseguono. Gente che si affaccia dai piani alti dei grattacieli, intrappolati dalle fiamme che divampano ai piani sottostanti. Gente che, ormai disperata, non avendo più via di scampo sceglie di morire gettandosi nel vuoto piuttosto che essere avvolta dalle fiamme. Scene terribili che non potrò facilmente dimenticare. Decine e decine di corpi che precipitano nel vuoto da altezze vertiginose, come una grandine di corpi umani che si sfracella al suolo.

I giornalisti, a questo punto, affermano che si tratta di un attentato mandato a segno da kamikaze andati al martirio in nome di Allah.

Le immagini della catastrofe continuano ad andare in diretta finchè, a un certo punto, prima una e poi l’altra, le due torri si sbriciolano afflosciandosi come un castello di carte a un soffio di vento.

Rimango tramortita.

I bambini rimangono con lo sguardo fisso sullo schermo non comprendendo in pieno che si tratta della realtà: la televisione, ai loro occhi confonde realtà e finzione. Capiscono solo che è accaduta una cosa molto grave perché hanno interrotto i cartoni senza più mandarli in onda. E questo sarà per molto tempo il pensiero di Andrea.

Squilla il telefono.

È mia madre che mi chiede se anch’io sto assistendo a questa catastrofe. È molto angosciata perché zia Teresa (sua sorella) si trova in quel momento a New York a casa del figlio che abita proprio a Manhattan, non molto distante dal luogo del disastro. Ha provato a telefonare più volte ma le linee telefoniche con l’America sono interrotte.

Cresce l’angoscia.

Per tutto il pomeriggio è un susseguirsi di trasmissioni non stop in diretta sull’accaduto con continui collegamenti con New York.

Il numero delle vittime è impressionante.

Finalmente, verso sera, mia madre riceve la tanto sospirata telefonata dalla zia che, capendo l’angoscia dei parenti, non appena è stato possibile ha chiamato.

È sotto shock.

Racconta che, non appena sentito il primo boato infernale, si è precipitata sulla terrazza del grattacielo dove abita il figlio per capire cosa stesse succedendo.

Le torri gemelle erano lì, davanti ai suoi occhi a pochi isolati di distanza. Una delle due era avvolta da un grande rogo in cima. Come un’enorme fiaccola. Anche lei, come tutti all’inizio, non capiva cosa fosse successo e continuava a fissare la scena… quando, all’improvviso, compare un aereo che vola a bassa quota proprio lì, davanti ai suoi occhi. Situazione insolita. Di solito gli aerei di linea non fanno quella rotta e non volano così bassi. Ma … cosa succede! Si dirige sulla seconda torre gemella e si schianta all’altezza dell’86° piano con un boato incredibile penetrando nell’edificio come un coltello nel burro. I vetri vanno in frantumi nell’impatto. Ne segue un’esplosione con grandi vampate di fiamme che si alzano altissime.

Si diffonde nell’aria un odore misto di gasolio, plastica e corpi umani che bruciano in un unico rogo. Al crollo delle torri gemelle, poi, tutta la zona circostante è sommersa di polvere, polvere e polvere che entra dovunque, persino nelle case.

Mia zia è sconvolta. Dopo i primi attimi in cui le gambe non la reggevano più scappa a rinchiudersi in casa. Ma non serve. L’odore entra anche lì. La polvere sommerge tutto.

Quella mattina le sue due nipotine Kate ed Eva erano andate, come tutti i giorni, a scuola. Ma quello non era un giorno come tutti. Dalla scuola telefonano a casa per dire di andarle a prendere per ragioni di sicurezza. Mio cugino dovette fare la strada a piedi perché tutti i mezzi di soccorso e dell’ordine accorsi per il disastro avevano chiuso al traffico tutta la zona e lui non poteva prendere la sua macchina. E così per parecchi giorni.

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